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Shaping Mindfulness – the design of being present

(an excursus inspired by the work of Yoko Kawai_Italian below)



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What is Mindfulness? 


Some see it as the latest meditation trend of the 20th century, while others regard it as a way of seeing the world differently and shaping reality itself. 

Mindfulness unfolds in the relationship between mind, body, and space—going beyond the classic “mens sana in corpore sano” and including the environment as an essential element of well-being. 

We are mindful when the mind, through the body and the senses, explores the reality around us—colors, forms, materials, smells, sounds, and even temperature. 

Through these perceptions, the mind connects with the external world, bridging the Japanese concept of Ma ( 間 )—the in-between of space, time, and emptiness. This is why, in Japanese tradition (and in other Eastern cultures), homes are never cluttered with objects. Instead, they embrace minimalism, aligned with the principles of flexibility


A flexible design allows us to engage with space, filling voids with movement and transformation. 


This philosophy helps us imagine how to design environments that foster presence, well-being, and belonging. The key lies in softening the boundary between self and space, leaving room for Ma, for relationship. 

But how do we achieve this? How can we create the effect of Ma in real spaces? 

Drawing on the reflections of professor Yoko Kawai, three approaches can guide us in shaping mindful spaces: 


  • The art of the untold  

  • Boundary in motion  

  • Changing space, moving self 


The art of the untold – Here, the power lies in incompleteness. When spaces are partially hidden or unfinished, our imagination steps in to complete the picture. Like a landscape veiled in mist, the mind reconstructs what cannot be seen, filling the gaps with its own vision. 

What is left “unsaid” or “unrevealed” becomes an active creation of the mind, establishing a relationship between self and space. 

Imagine entering a softly lit room, where shadows, partitions, curtains, or sliding doors blur the view. The transitions between spaces are gradual, not sharp—inviting eye, body, and imagination to engage in a dialogue with what is perceived. 


Boundary in motion – Boundaries blur when they shift, or when they are glimpsed through layers. 

Think of looking from a garden through a glass wall into a house, only to see another opening onto a courtyard beyond. This sequence of open–closed–open, interwoven with light and shadow, creates a sense of belonging. Here, Ma is embodied in “blurred boundaries.” 


Changing space, moving self – At the heart of this lies the Japanese term Utsoroi, used across disciplines to describe inevitable transformation—nothing is created, nothing is destroyed, everything changes (Lavoisier). It also refers to reflection and projection, one object appearing through another. 

Architectural spaces transform with time: natural light shifts, materials age, and plants and colors evolve with the seasons. Picture a summer room that opens as sliding panels are set aside, welcoming natural ventilation. Inside, greenery and a water fountain refresh the air. 

Or consider Utsoroi as reflection: a space seen through water, or projection through shadow and light. Here, change itself becomes an experience.  


Conclusion :

Mindfulness in design is not simply an aesthetic pursuit. It is an invitation to live space as a dynamic, relational experience. Every void, every blurred edge, every transformation becomes a chance to rediscover presence—not as an abstract idea, but as a daily practice.  To live mindfully is, in the end, to inhabit change: letting space transform us, as we in turn transform it. 



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Che cos’è la Mindfulness? 


Alcuni credono sia semplicemente l'ultima tendenza meditativa del XX secolo, altri invece sono convinti che sia un modo diverso di vedere le cose e plasmare la realtà. 

Il concetto di Mindfulness si muove nella relazione tra mentecorpospazio, superando il tradizionale “mens sana in corpore sano” e includendo anche lo spazio in questa triade di elementi che entrano necessariamente in connessione quando ci sentiamo bene. 


Siamo in uno stato di Mindfulness quando la nostra mente esplora, attraverso i nostri sensi (cioè il corpo), la realtà che ci circonda, intesa come insieme di colori, forme, materiali, odori, suoni e condizioni termiche. 

Attraverso queste percezioni, la mente si mette in relazione con lo spazio esterno, colmando con una “relazione” il cosiddetto Ma ( 間 ), ossia lo spazio–tempo–vuoto giapponese.

Per questo, nella tradizione giapponese (ma anche in altre culture orientali), la casa non è mai satura di oggetti, ma si fonda su un minimalismo in accordo con i principi di flessibilità e mutamento. 

Un design flessibile, infatti, permette di entrare in relazione con lo spazio, riempiendo i vuoti con le azioni di movimento e trasformazione

Questa filosofia ci aiuta quindi a definire meglio come creare ambienti che suscitino in noi sensazioni di presenza, benessere e appartenenza. In primo luogo, occorre porre le condizioni affinché il confine tra il sé e lo spazio esterno non sia netto e definito (lasciando spazio al “ma”, la relazione). 

Ma come fare? Come possiamo creare l’effetto “ma” in spazi reali? 

Ascoltando le riflessioni della PhD e professoressa Yoko Kawai, si possono individuare tre modalità per dare vita a spazi mindful: 


  • The art of untold  

  • Boundary in motion  

  • Changing space and moving self 


The art of untold – qui la forza è nel riempire lo spazio di una visuale incompleta con la nostra immaginazione. Creare spazi incompleti o parzialmente visibili ci spinge a colmare le parti mancanti con la fantasia. È un po’ come quando un paesaggio è parzialmente avvolto dalla nebbia: il nostro cervello ricostruisce le linee invisibili per restituirci l’immagine completa. 

Ciò che non viene “detto” o “svelato” viene in realtà “creato” dalla mente, che colma il vuoto stabilendo una relazione tra sé e lo spazio. 

Immaginiamo di entrare in un ambiente in cui la luce è soffusa, con zone in penombra, buie, o parzialmente schermate da elementi come partizioni, tende o porte scorrevoli. In questi casi i confini tra gli spazi non sono netti ma graduali e indefiniti, favorendo la relazione tra occhio che osserva, corpo che percepisce e spazio interpretato. 


Boundary in motion – I confini tra gli spazi diventano “indefiniti” anche quando sono in movimento o devono essere traguardati da chi osserva (attraverso, ad esempio, vetrate o passaggi). 

È il caso di quando osserviamo da un giardino esterno attraverso un vetro: lo sguardo percepisce l’interno dell’edificio e, se è presente una seconda vetrata, si apre fino al cortile retrostante. Questo spazio trasversale, in cui si susseguono luci e ombre e un alternarsi di aperto–chiuso–aperto, ci dona un senso estetico di appartenenza. Il “Ma” è ora colmato da “blurred boundaries”. 


Changing space and moving self – Qui gioca un ruolo cruciale il significato del termine giapponese Utsoroi, usato in diverse discipline. Indica il graduale e inevitabile cambiamento da uno stato all’altro (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma – Lavoisier), ma anche la proiezione e riflessione di un oggetto in un altro. 

Nel primo caso si lavora con spazi architettonici che si trasformano in base al tempo, oppure con essenze naturali che mutano forme e colori a seconda delle stagioni. Immaginiamo, ad esempio, una stanza che d’estate si apre: i pannelli scorrevoli vengono messi da parte per favorire la ventilazione naturale, al suo interno trovano posto piante verdi e una piccola fontana d’acqua per il raffrescamento. 

Nel secondo caso, si riferisce invece allo stato di mutamento dinamico di cui si fa esperienza quando uno spazio viene visualizzato attraverso una riflessione (ad esempio attraverso uno specchio d'acqua) oppure una proiezione (ossia restituito tramite luci ed ombre). 


Conclusione:

In questo senso, la Mindfulness applicata al design non è un semplice esercizio estetico, ma un invito a vivere lo spazio come esperienza dinamica e relazionale. Ogni vuoto, ogni confine sfumato e ogni trasformazione diventa occasione per riscoprire la presenza, non come stato astratto ma come pratica quotidiana.  Abitare mindful significa, dunque, abitare il cambiamento: lasciare che lo spazio ci trasformi, mentre noi stessi lo trasformiamo. 


Ilaria



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